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ASSEMBLEA ORDINARIA DELL’ ASSOCIAZIONE

SABATO 29 AGOSTO ORE 16:00



Ordine del giorno:

1) Approvazione Bilancio Consuntivo 2019

2) Varie ed eventuali

L’Assemblea si terrà nella pista coperta osservando tutte le misure di prevenzione e sicurezza imposte dalle Norme vigenti anti Covid.

Il Consiglio direttivo dell’Associazione

Percorso nella valle della Limentra Orientale: Torraccia-Torri-Cave di Torri.

Il comune di Sambuca Pistoiese fa parte dell’Ecomuseo della montagna pistoiese con l’Itinerario della pietra. La escavazione di questo materiale, la sua lavorazione ed il suo utilizzo conservano nel nostro comune evidenti ed importanti testimonianze: negli edifici, siano essi ad uso rurale o artigianale (ovili, essiccatoi, carbonili, mulini, gualchiere, ferriere) o ad uso abitativo (architavi di finestre e porte e nelle pietre cantonali che riportano ornati, date e scritte incise o antiche maschere di pietra); ad uso religioso (chiese, oratori, cappelle, verginine); nella viabilità (strade selciate, muri, ponti); nelle antiche storiche strutture del Castello di Sambuca e della Badia a Taona; nelle cave da cui con duro e spossante lavoro la pietra veniva strappata alla montagna.

Si propone uno dei tre percorsi escursionistici che si snodano ciascuno in una delle tre principali valli della Sambuca e che ci permettono di scoprire alcune di queste emergenze legate alla pietra, oltre naturalmente gli aspetti ambientali, naturalistici, storici ed antropici del territorio attraversato: sono percorsi sui generis, che poco concedono all’aspetto sportivo, ma che si pongono l’obiettivo primario di conoscere le tracce di una civiltà montanara oggi scomparsa.

Percorso nella valle della Limentra Orientale: Torraccia-Torri-Cave di Torri.

Chi proviene dal fondovalle in auto incontra, un paio di chilometri prima di Torri, il borgo detto Torraccia, in cui è consigliata una breve sosta.
Il nucleo abitato è posto in un pianoro circondato un castagneto con alberi plurisecolari e coltivato ancora come quelli di una volta: un bell’esempio di come vorremmo che fossero tutti nostri castagneti! Interessante l’antico borgo, in cui sulle pareti delle case si affacciano numerose inquietanti maschere di pietra.

Un piccolo gioiello è l’Oratorio di San Martino recentemente restaurato.

Si prosegue per Torri (in auto o a piedi, a seconda del tempo che si ha a disposizione): il paese posto a oltre 900 metri di quota si connota per gli edifici in pietra addossati l’un l’altro, conserva la struttura medievale nelle strette stradine lastricate ed è dominato dall’alto da speroni rocciosi: su uno dei quali esposta la chiesa di Santa Maria Assunta.

Di particolare interesse alcune pietre lavorate su alcuni edifici con mammelle , che simboleggiano prosperità ed abbondanza, maschere in pietra, simbolici guardiani delle abitazioni, ed una mano, che si può interpretare come una firma dell’antico mastro muratore o come un simbolo scaramantico.

Proseguiamo in discesa verso uno dei rioni di Torri, il Casone. Assolutamente consigliabile è una abbondante bevuta alla antica Fonte del Casone: la sua ottima acqua è freschissima anche nelle giornate più torride. Nei pressi si imbocca una larga e pianeggiante mulattiera, delimitata nel primo tratto da siepi di Bosso.

Si attraversa dapprima una macchia e successivamente un impianto di conifere, detto i Fornelli.

Dal buio delle conifere dopo poco ci si affaccia nella piena luce di una verde valle. Siamo su un balcone naturale, che invita alla sosta e che ci offre un ampio panorama sul monte Calvi (o Calvario), il monte Femmina, la Strada tagliafuoco, la profonda valle del rio Rio delle Lastre.

Al di là della Limentra il monte Bucciana, il poggio Cicialbo e La Rasa. Stranamente da quel punto nessun paese o centro abitato, seppur piccolo, è visibile.

Il sentiero ci porta ora a destra in leggera discesa:
attraversa un rado bosco misto in cui prevalgono le querce (Roverelle) con cespugli di Rosa selvatica e Ginepro.

Ricordo di Torri

di Natale Rauty

Il mio primo ricordo di Torri risale al lontano periodo dell’infanzia, intorno agli anni Trenta del secolo scorso. A quel tempo passavo buona parte dei mesi estivi nella zona di Valdibure, in una casa della nonna, la cui strada privata di accesso era da tutti usata come scorciatoia della via comunale. Quasi tutti i sabati, nel primo pomeriggio, ero solito aspettare il passaggio di una piccola carovana di due o tre uomini ed altrettanti muli, che dopo la ripida salita facevano una breve sosta sull’aia.

Erano uomini di Torri, che avevano portato i loro prodotti al mercato cittadino ed ora risalivano il monte lungo la via di crinale, per raggiungere, forse a notte fonda, il loro paese. Nella mia fantasia di ragazzo quella piccola carovana sembrava appartenere al mondo dell’avventura, e la lontana Torri, per la quale si parlava di sei-sette ore di cammino, aveva il fascino di un mondo inesplorato, una sorta di mitico Far West, che mi sarebbe piaciuto raggiungere seguendo la carovana.
Ho conosciuto il paese di Torri tanti anni più tardi, quando cominciai ad interessarmi al territorio delle vallate della Limentra. A questo proposito voglio ricordare che proprio il castello della Sambuca fu l’argomento del mio primo lavoro storiografico. Nel 1964, quasi quaranta anni fa, quando ancora impegnato a pieno nell’attività professionale ero agli esordi del mio interesse per le ricerche storiche, pubblicai il mio primo articolo, dal titolo La rocca della Sambuca, che non ebbi l’ardire di proporre al prestigioso «Bullettino Storico Pistoiese», ma che fu accolto, con mia soddisfazione, dal periodico della Camera di Commercio.Un più intenso rapporto con la storia di questo territorio ebbe inizio parecchi anni dopo, al tempo del sindaco Ziani, quando fu impostato per l’anno 1991 il programma celebrativo del settimo centenario dello statuto del Comune della Sambuca, al quale dettero il loro contributo la Società pistoiese di storia patria ed il Gruppo di studi Alta Valle del Reno. In quello stesso periodo, su invito di Paolo Gioffredi, infaticabile organizzatore delle attività ricreative per il mese di agosto a Torri, fui invitato a partecipare all’inaugurazione del sentiero naturalistico La Ca’-Pozze di Brigida. Fu così che nell’agosto 1991 arrivai per la prima volta a Torri, naturalmente in automobile e non, come avevo sognato da ragazzo, attraverso i lunghi sentieri dell’Appennino, dietro le carovane dei muli. Nel 1992, fui invitato nuovamente a partecipare ad una giornata culturale, con una relazione sulla più antica storia del paese.
Nella ricerca del materiale per la mia relazione ebbi un’ulteriore conferma che il territorio pistoiese è privilegiato da una documentazione archivistica talmente ricca, da consentire di ricostruire, fin dalle età più antiche, le linee storiche essenziali anche per centri abitati minori ed isolati. Mi fu così possibile ricordare la più antica testimonianza documentaria di Torri, offerta da una pergamena del 982, un atto di donazione del conte Lotario dei Cadolingi alla cattedrale di Pistoia. Delle quattro terre donate dal conte, una si trovava in loco Turri ed era coltivata dal ‘massaro Asprando’, il più antico abitante di questo paese del quale fosse rimasta memoria. Mi resi conto che questa notizia era stata accolta con molto interesse dal pubblico, e non mi meravigliai, qualche anno più tardi, quando gli abitanti di Torri vollero istallare al centro del paese una lapide in memoria del loro antico progenitore. Curioso destino quello del massaro Asprando, che, mentre dissodava con fatica quotidiana queste terre avare, mai avrebbe pensato che di lui sarebbe rimasta memoria a più di mille anni di distanza.
Su una concreta base documentaria mi fu possibile ritrovare le tracce di Torri fin dall’alto Medioevo, quando su queste pendici montane le consorterie longobarde si erano stanziate in armi contro la linea fortificata bizantina; ed in seguito quando i signori di Stagno, anch’essi di origine longobarda, avevano dominato in queste vallate innalzando i loro castelli a Treppio ed a Torri. Una traccia di questa antica origine offre lo stesso massaro Asprando documentato nel 982, che portava, a distanza di più di due secoli dalla fine del regno dei Longobardi, il nome che era stato di un re di quella gente. Ma non mancano tracce di questo tipo molto più recenti: basti pensare che lo stesso nostro amico Paolo Gioffredi porta l’esito di un nome tipicamente germanico, Gottfried (in italiano Goffredo), composto secondo l’usanza onomastica longobarda, da due distinti vocaboli: Gott (Dio) e -Frieden (pace).
La mia relazione, che aveva come termine cronologico il periodo comunale, si concludeva con il ricordo dell’accordo del 1319, stipulato tra il Comune di Pistoia ed i conti Alberti, a seguito del quale il Comune cittadino aveva preso possesso del castello di Torri con un manipolo di balestrieri ed aveva insediato il nuovo podestà, con giurisdizione su Torri, Treppio e Fossato. Anche questa notizia sollecitò la fantasia dei Torrigiani, tanto che pochi anni dopo vollero realizzare una rievocazione storica in costume di questo episodio della loro storia, che da allora viene ripetuta ogni anno nel mese di agosto.

Un impegno assai più assiduo ebbi con Torri nei tre anni nei quali diressi il programma per il Dizionario toponomastico della Sambuca. Anche in questa occasione l’elemento di raccordo fu come sempre Paolo Gioffredi, al quale avevo delegato la ricerca per la vasta regione compresa tra la Limentra orientale e la Limentrella. Il frequente controllo e ordinamento delle numerose schede, nonché il confronto del materiale raccolto sul campo con quello offerto dalle fonti documentarie, mi permise di approfondire la conoscenza di questo territorio antico. Da allora divenne una tradizione il consueto incontro culturale a Torri, tenuto nel mese di agosto per un intero decennio, dal 1992 ad oggi; appuntamento al quale non sono più riuscito a sottrarmi per le cortesi insistenze di Paolo Gioffredi,
Anche se qualche volta ho faticato a trovare l’argomento della relazione, devo dire che ho sempre apprezzato l’interesse che gli abitanti di questo piccolo paese hanno dimostrato per la loro storia, anche di quella più antica e dimenticata. Ne costituiscono testimonianza il numeroso pubblico presente agli incontri culturali, il dibattito che spesso si apriva sul tema delle relazioni, le iniziative pubbliche per la lapide commemorativa di Asprando e per la rievocazione dell’insediamento del podestà.
Del resto il paese di Torri non è nuovo a lodevoli iniziative per il recupero delle antiche memorie, soprattutto per l’intensa ed apprezzata attività che l’Associazione per lo sviluppo turistico di Torri ha svolto negli anni passati, con l’organizzazione di incontri culturali e con l’impianto di una ben fornita biblioteca. All’attività dell’Associazione paesana si è aggiunta poi l’iniziativa di privati che hanno saputo organizzare con pochi mezzi e pochi aiuti, ma con tanta buona volontà e tanta passione, un piccolo museo degno di ogni lode.

Quando a Torri c’erano gli spacci

di Paolo Gioffredi

Nella nostra epoca in cui le vendite avvengono in supermercati, ipermercati, o in centri commerciali aventi le dimensioni di una piccola città, per i nostri orecchi la parola ‘spaccio’ appare un termine un po’ desueto: affidiamoci quindi allo ‘Zingarelli’. «Spaccio: Negozio per la vendita al minuto spec. di generi alimentari».

Dopo la premessa diciamo che in passato gli spacci ebbero particolare importanza nei centri della Limentra Orientale, a causa soprattutto dell’isolamento di questi ultimi, che portava ad una forzata dipendenza dagli esercizi locali negli acquisti e negli approvvigionamenti effettuati dalla popolazione. Torri, ad esempio è stata raggiunta da una strada rotabile solo nel 1959: strada che proveniva dalla Badia a Taona e compiva un tortuoso ed accidentato percorso fra le montagne. La strada oggi comunemente usata, proveniente da Lèntula, è stata aperta solo nel 1966.
La memoria popolare ricorda che a L’Acqua di Cantagallo (borgata detta anche Il Turchi) c’era un’osteria gestita da un tale dal nome altisonante di Napoleone, mentre sulla sponda sinistra della Limentra orientale, in Comune di Sambuca Pistoiese, c’era il negozio di alimentari e vini di Dante Battistini.
A Lèntula i negozi di alimentari erano due: quello di Rino Battistini e quello di Silvio Simoni. Gli eredi di quest’ultimo proseguono tuttora l’attività di ristorazione con la trattoria Rossella.
A Torri, negli anni Venti c’erano ben sei spacci, i cui proprietari erano: Tobia Bruni, Berto Biolchi, Francesco Matteoni (dei Mercanti, così chiamato per il commercio di stoffe che aveva con la Maremma), Diletto Palmieri, Igigno Matteoni e Decimo Turchi.
La prima rivendita di sali e tabacchi fu alla Ciliegia, villaggio a valle di Torri, dove si vendeva di tutto, dagli alimentari alle candele, dal vino ai cocomeri durante l’estate.
Dopo gli anni Venti questi esercizi cominciarono a diminuire e negli anni Quaranta dopo la chiusura di Igigno Matteoni, che distribuiva i prodotti con tessera annonaria, aprì un negozio di alimentari Alessandro Bertinelli, conosciuto in paese con il nome di Giulio.
Tale negozio, in precedenza spaccio cooperativo, si trasformò in esercizio alimentare a conduzione privata, in cui trovarono lavoro i famigliari del titolare: la moglie Maria si occupava principalmente dell’impasto e della cottura del pane, i figli collaboravano al rifornimento del negozio e, con un cavallo, portavano la merce alle famiglie del paese e delle borgate vicine. Il cavallo veniva messo anche a disposizione della comunità, per il trasporto del medico condotto o della levatrice ad esempio. Alessandro Bertinelli oltre a questa attività, militava anche in politica al Comune di Sambuca e si è molto impegnato per l’apertura della strada per Torri. Nel 1960 a seguito dello spopolamento del paese, si trasferì a Pistoia con la famiglia dove continuò la sua attività con un negozio di generi alimentari.

Alla fine degli anni Sessanta a Torri cessò l’attività anche il negozio di alimentari di Anchise Matteoni (erede di Francesco Matteoni de’ Mercanti); l’attività dell’esercizio era seguita prevalentemente da Dina, la moglie di Anchise, mentre quest’ultimo faceva l’autista di camion, trasportando legna bianca di castagno, dalla quale veniva estratto il tannino, e le lastre di pietra che, estratte nelle cave di Torri, venivano collocate a Pistoia ove erano utilizzate per lastricare i vialetti dei giardini. Dopo la chiusura di tali due esercizi aprì un nuovo negozio di alimentari Silvana Turchi, la figlia di Decimo, che già dagli anni Trenta vendeva solo verdure e stoviglie.
Questo esercizio nella piazzetta del paese è rimasto aperto fino al 1998. Negli anni Settanta e per una quindicina di anni si assiste all’apertura di un piccolo bar gestito da Carubo Biolchi e da sua moglie.
Un bar molto particolare dove il caffè veniva fatto con la caffettiera che si usa nelle famiglie.
Nel 2004 ha chiuso i battenti anche il ristorante con alimentari gestito da Laura Gioffredi.
L’anno successivo, l’Associazione per lo sviluppo turistico di Torri, per poter garantire ai residenti ed ai villeggianti un punto di ritrovo, ha ristrutturato i propri locali che ora sono molto confortevoli e si è affiliata all’ARCI per poter svolgere le attività di bar pizzeria.

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grammofono

Quando i comodi arrivarono a Torri

di Paolo Gioffredi

Per secoli la vita di Torri, come quella di tanti paesi della montagna, si è svolta sostanzialmente immutata, cadenzata dal duro lavoro nei campi e nei boschi, dalle migrazioni stagionali, e, sempre, segnata dai sacrifici, dalle privazioni, dalla precarietà del presente e dall’incertezza del futuro.
A partire dai primi decenni del Novecento con l’arrivo di alcune comodità qualcosa è cambiato sulle nostre montagne.
Si propone di seguito un elenco in cui è scandito questo inarrestabile ‘progresso’, che tuttavia, ne siamo consapevoli, ha avuto un suo prezzo.

grammofono

Grammofono – 1919

Il primo fu acquistato da Francesco Matteoni; era un modello della Voce del Padrone, a cassetta e con grande tromba. Il fatto destò scalpore e gli anziani dicevano: ‘Cecco della Stella ha una cassetta con dentro un uomo che parla e canta. Che meraviglia!’.

Acqua corrente in casa – 1926

Per la prima volta fu utilizzata da Aronne Gioffredi in località La Fontanina, a poche decine di metri dal deposito; alle fonti comunali della Piazza, del Pero e di Casa Antonio arrivò tre anni dopo.

Apparecchio radio – 1930

Il primo fu acquistato dal parroco Don Leone Butelli.

Cucina economica – 1932

Comparve per la prima volta nella casa di Annetta Matteoni (dei Mercanti).

Illuminazione elettrica – 1934

In tale anno comparve in 24 abitazioni: molte famiglie furono invece costrette a rinunciare ad essa, risultando le spese per l’allacciamento troppo gravose. In località Torraccia essa fu disponibile solo a partire dal 1965.

Telefono – 1934

In tale data un telefono pubblico fu installato nella “Rivendita di sali e tabacchi” di Diletto Palmieri.

Patente di guida

Il primo a conseguirla fu Anchise Matteoni dei Mercanti.

Motocicletta – 1945

Fece la sua comparsa guidata da Bruno Matteoni, reduce dall’ultima guerra.
Egli giunse a Torri percorrendo sentieri e mulattiere, perché ancora non c’era la strada rotabile.

Fornello a gas, per uso domestico – 1950

Fu utilizzato la prima volta da Fortunato Palmieri.

Macchina da scrivere – 1950

Fortunato Palmieri utilizzò la prima macchina da scrivere da tavolo;
don Matteo Turchi, nello stesso anno, disponeva di un modello portatile.

Televisione – 1955

Il primo apparecchio fu quello di Gino Matteoni, della località La Caà.

Stanza da bagno – 1956

A Torri comparve, per la prima volta, nella abitazione di Guerrino Battistini.

Frigorifero – 1958

Il primo fu quello di Elda Palmieri.

Motosega – 1958

La prima motosega “leggera” che fece la sua apparizione nei nostri boschi fu quella di Iginio Gioffredi dell’Acqua.
Era un modello Dolmar CP e pesava 17 chilogrammi.

Prima automobile – 1959

Fu la FIAT Seicento di Adriana Gioffredi che giunse fino alla Lastruccia, e l’anno successivo nella piazzetta del paese.

Strada tagliafuoco – 1960

Congiungeva Torri alla Badia a Taona ed al Passo della Collina.
Fu il primo collegamento utilizzabile da automezzi per raggiungere Pistoia.

Strada per Lentula- 1965

In tale anno fu aperta al traffico la strada carrozzabile di collegamento con la “provinciale” di fondovalle.

Lavatrice -1969

Margherita Turchi fu così, la prima che rinunciò a lavare i panni nel pubblico lavatoio.